L’antica chiesetta di San Vigilio

chiesetta San Vigilio

Le bellezze del territorio di Conegliano Valdobbiadene: l’antica chiesetta di San Vigilio

Accedendo dal versante occidentale di Canal Nuovo, ancora in pieno centro storico, oppure da quello meridionale di borgata Posmon, attraverso ripide rampe soltanto a tratti intervallate da distensivi pianori, in venti minuti di tranquilla passeggiata tra lussureggianti vigneti si giunge all’antica chiesetta di San Vigilio.

L’edificio sovrasta l’abitato di Col San Martino e regala ai suoi visitatori un ampio panorama che abbraccia l’intero Quartier del Piave ed oltre, da Vidor a Conegliano, passando per Moriago, Sernaglia, Pieve di Soligo, Refrontolo e il Felettano.

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L’edificio, la cui prima attestazione è del 1224 (Ecclesia de Bosmono), viene fatto risalire al periodo post-carolingio (X-XI secolo), in quanto aderente allo stile architettonico romanico preminente all’epoca, con tetto a capanna, travatura a vista, pavimento in cocciopesto e finestre a feritoia posizionate a sud per conferire all’interno una luce tenue e soffusa. Successivo pare risultare l’innalzamento della torre campanaria (XIII sec.), staccata dalla chiesa.

Un primo ampliamento dell’edificio si ebbe intorno al XIV-XV secolo, con allargamento della navata, ricostruzione della parete sinistra più a nord e conseguente estensione della facciata verso il campanile. Da notare come la porta maggiore abbia conservato l’originaria ubicazione, risultando così ancora attualmente spostata a destra rispetto al centro della facciata.

Intorno alla metà del Cinquecento sarebbero state quindi edificate l’abside quadrata e la sacrestia laterale, con l’introduzione a ruota degli altari addossati alla parete.

Nel corso dei restauri del 1979, il pavimento venne ricostruito con le pietre in cotto originali, nel rispetto del disegno primigenio che delineava due distinte aree: una riservata al culto ed una riservata ai fedeli, secondo una tipica impostazione delle chiese altomedievali.

 

 

Gli interessanti affreschi interni sono riferibili ad epoche diverse: i più antichi risultano nell’ordine la Madonna con Bambino seduta e San Nicolò benedicente, il San Giorgio che uccide il drago, il San Floriano a cavallo e i Santi Giacomo e Bernardino da Siena che reca in mano il Signum Christi (tutti databili intorno al XV secolo).

Sull’altare maggiore è posta una scultura lignea di San Vigilio in alto rilievo opera del gardenese Stuflesser, mentre gli altari laterali dedicati a San Antonio Abate e a San Giuseppe riportano due tele raffiguranti i rispettivi santi.

La chiesetta di San Vigilio si pone come tappa obbligata lungo il ribattezzato Sentiero delle Vedette (002), che attraversa l’intero territorio comunale da Col San Martino a Soligo sviluppandosi lungo le scenografiche dorsali collinari che fanno da cornice ai sottostanti insediamenti vitati ed abitativi.

 

Alberto

La degustazione del vino

degustazione vino

Come degustare il vino

Introduzione all’analisi sensoriale e altre quisquilie

Benvenuti nel Blog di Emporio Superiore, in questo primo articolo parleremo di degustazione enologica e dell’approccio consapevole al mondo del vino.

Degustare non equivale a bere, è un concetto piuttosto chiaro e non serve di certo consultare un dizionario per prendere consapevolezza della differenza nei termini. Potete bere dell’acqua (per quanto anche in questo ambito stia fiorendo una scuola di valutazione delle minerali), potete bere un’aranciata, un succo di frutta, ma non potete limitarvi a bere del vino, dovete degustarlo.

Degustare è andare oltre all’azione meccanica di introdurre in bocca un liquido e farlo scendere nello stomaco, significa assaggiare con cognizione di causa facendo riferimento a dei parametri che consentono di inquadrare un prodotto all’interno di un giusto contesto descrittivo.

Il vino, come sappiamo, è un elemento vivo, ha una sua dinamicità, una sua traiettoria evolutiva che lo porta a mutare nel corso del tempo e in funzione delle modalità di conservazione: età, luce, temperatura, umidità, posizionamento dello stoccaggio, sono tutti elementi determinanti per caratterizzarlo.

Se vogliamo apprezzare queste caratteristiche dinamiche siamo pertanto obbligati a degustare ovvero a effettuare un’analisi di tipo sensoriale che ci permetta di valutare il livello generale del prodotto in questione.

L’analisi sensoriale fa riferimento all’utilizzo della vista, dell’olfatto, del gusto e del tatto (mediante i recettori epiteliali posti sulla parte centrale della lingua) e soltanto attraverso l’impiego dei nostri sensi, unito a una serie di parametri descrittivi, possiamo rappresentare nella maniera più oggettiva possibile le caratteristiche di un vino.

 

vini di diverso colore e tipologia

 

Arrivati a questo punto è necessario chiarire la differenza esistente tra altri due concetti, quello di sensazione e quello di percezione, anch’essi legati strettamente alla degustazione.

La sensazione equivale ad uno stimolo di bassa intensità che comporta una generica risposta del nostro cervello e ci pone di fronte a qualcosa che non siamo in grado di inquadrare perfettamente. La percezione, che è legata a sua volta all’esperienza, alla memoria e al concetto di conoscenza, determina invece l’inquadramento della caratteristica e ci permette di individuare esattamente ciò che stiamo analizzando: un sommelier oppure un appassionato di vini ci dirà che all’olfatto si percepiscono pesca e pera, mentre una persona non formata avvertirà la sensazione del frutto senza riuscire a determinare di che frutto si tratta!

Anche il concetto di soglia è molto importante nell’approcciare in maniera professionale un vino. Esistono molti livelli diversi, definiti come soglia di apparizione o rivelazione quando consentono la sensazione vaga della presenza di un elemento, soglia di percezione o identificazione che ci consente di inquadrare la sostanza nello specifico, soglia differenziale che ci permette di confrontare campioni differenti, soglia finale laddove superato un certo limite l’essere umano non percepisce più differenze di sorta.

Degustare non equivale a bere ma comporta l’utilizzo dei sensi e della nostra memoria, richiede preparazione, esperienza, ma soprattutto tanta voglia di imparare.

Ora non vi resta che stappare e provare ad approcciare con metodo il prossimo calice che avrete in mano!

Nel corso dei prossimi articoli scopriremo quali sono i principali indicatori che vengono utilizzati per analizzare, valutare e definire un vino. Continuate a seguirci!!!

 

JM